A piccoli passi

19.09.2022

La strada che porta un bambino a diventare un adulto è fatta di piccoli passi, a volte visibili a volte no.

Quest’anno la principale novità che si è subito presentata con l’inizio della scuola è l’uscita autonoma, ovvero la possibilità di far uscire i bambini da scuola da soli. Non senza aver prima compilato il debito modulo di autorizzazione corredato di firme e carte d’identità di entrambi i genitori. Nel modulo in questione la scuola fa dichiarare, per sollevarsi da qualsiasi responsabilità, che il bambino è in grado di tornare a casa a piedi da solo e che abbia già percorso da solo più volte il tragitto casa-scuola.

Allora. A parte il fatto che se mi chiedi l’autorizzazione per la prima volta è improbabile che il bambino abbia ‘percorso da solo più volte il tragitto ecc.’, a meno che uno non si sia messo a fare le prove quest’estate. A parte questo piccolo particolare, suppongo che se abitassimo in paese sarebbe certamente così, perché in tutti questi anni avrei potuto accompagnarlo a piedi almeno qualche volta. Ma abitando nella frazione, anche se sono sicura che Faccio-io io conosca perfettamente la strada, non abbiamo mai potuto farlo. Una sola volta, lo scorso anno scolastico, siamo andati con le biciclette. Ma solo perché io ero in ferie e lui no. Immagino che non valga per “il minore conosce ed ha già percorso autonomamente e senza accompagnatori il tragitto casa-scuola“.

Ci è stato quindi necessario firmare la suddetta dichiarazione al solo fine di farlo uscire dal cancello della scuola da solo. Perché ovviamente per il momento non ci sognano nemmeno lontanamente di farlo tornare a casa autonomamente. Intanto ci basta che capisca che, per la prima volta nella sua vita, ci sarà un momento della giornata in cui lui dovrà badare a se stesso, perché la responsabilità delle sue azioni sarà solo sua. Be’, per ora si tratta di uscire dal cancello della scuola e fare forse dieci metri sul marciapiede per raggiungere il posto dove lo aspetto.

Oggi è il primo giorno di questo nuovo rito. Mi apposto a debita distanza per aspettarlo e vedo sfilare tutte le classi. C’è tanta confusione, ma sono sicura di non averlo visto passare. Problemi già il primo giorno? Andiamo bene!

Intravedo la rappresentante di classe che parla con qualcuno di basso – che non è suo figlio – nascosto dal palo del cancello. Mi viene un sospetto. Vado a vedere. Faccio-io mi aspettava appena appena fuori dall’ingresso della scuola. E, in preda a un’ ansia a lui sconosciuta, ha fermato la mamma del suo amico per dirle che io non ero andata a prenderlo… Chiarito il qui pro quo, gli chiedo perché non sia venuto verso di me.

<<Mamma, io non voglio venire fin lì. Ti aspetto qui, vieni qui tu!>>

<<Ma allora cosa cambia rispetto agli altri anni? È come se ti venissi a prendere ancora all’interno della scuola!>>

<<Eh no! Non vedi che sono uscito?>>

Per farla breve, lì al momento non è stato possibile fargli cambiare idea. Realmente, non c’è nessun pericolo a muovere qualche passo, su un ampio marciapiede, per raggiungermi. Ma lui dev’essersi sentito molto a disagio, insicuro. Questo dimostra quanto una cosa così semplice per la nostra dimensione di adulti in realtà non lo sia affatto.

Giorno 2

Martedì pomeriggio decido, mio malgrado, di aspettare Faccio-io nel punto da lui indicatomi. Vengo però trattenuta da alcune mamme e si parla del più e del meno finché non arrivano i loro figli. Con al seguito il mio che, parlando con i suoi amici dell’imminente allenamento di basket, non si è nemmeno accorto di essere arrivato là dove lo stavo aspettando ieri.

6 pensieri su “A piccoli passi

  1. ❤ God bless him! I'll never forget watching our youngest daughter (probably five years old) confidently walking up the sidewalk, by herself, to enter her pre-kindergarten school for her first day of school. All the emotions that come with those days! I can feel your heart through your writing. 🙂

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  2. Some things have changed since I first went to school, no such gates or doors that were locked, no signing of papers. And we did not live too far from school so I had made the trip many times with my friends. We would go to the field there to play during the summer. But that very first day of school my dad had to walk me there, I was terrified suddenly of this big building that I had never been inside before. He had to walk me to the room also. My mom did the second day. by day 3 dad was ready to walk me and I said, “why, I know the way” and off I ran to meet a couple of friends and we all ran off to school. I’m not sure how my parents felt though. Great post Rossana! 😊😺🍂🍁

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