La prima partita di calcio

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Il pallone della “Juvel”
20/06/2018

Dall’inizio della primavera, ovvero da quando la scuola materna ha deciso che i bambini potevano tornare a giocare in giardino, Faccio-io ha cominciato a mostrare interesse per il calcio.  Un certo numero di bambini, infatti, è esclusivamente dedito a questo gioco, lui se n’è accorto e ne è rimasto affascinato.

Come ho raccontato un pò di tempo fa, se si esclude qualche partita dell’Italia ai mondiali, in casa nostra il calcio non esiste e il povero Faccio-io s’è già dovuto scontrare con la realtà di molti maschietti “iniziati” al giuoco.  Tra questi nella sua sezione c’è Mark Lenders e in modo minore Gargamella.

Durante questo secondo anno di scuola materna, Mark Lenders ha smesso di percorrere i corridoi in scivolata e ha continuato a mostrare l’amore incondizionato per la sua passione sfoggiando magliette ufficiali delle squadre del cuore.  ‘Squadre’ e non ‘squadra’ perché a volte veste rossonero, a volte bianconero.

Con la sua maglietta della ‘capretta’ Faccio-io non regge il confronto.  Però, da quando ha capito che la sua capretta e la t-shirt a strisce bianche e nere di Mark Lenders vogliono dire la stessa cosa, continua a chiedermi di poterla indossare.  Lui lo fa per uniformarsi e sentirsi accettato dal gruppo del ‘calcio’, ma viene criticato o elogiato da Lenders a seconda che quest’ultimo stia indossando il rossonero o meno…

Anche Gargamella, pur non essendosi mai esibito in scivolate e pur non avendo mai indossato magliette rivelatrici, è un appassionato.

Tornando al gioco libero nel giardino della scuola, la squadra della sezione rossa era composta da Mark Lenders (neanche a dirlo!), Gargamella, Cravattino e, a sorpresa (LA MIA!), Faccio-io.  Dov’era stato piazzato Faccio-io dai navigati del gioco?  In porta, ovviamente!  Ma Faccio-io ne era entusiasta.  Tornava a casa, andavamo a giocare in giardino e mi diceva: “Io sto in porta, tu tiri!”.  Poi, nel giro di qualche giorno ha capito la fregatura e passava i pomeriggi ad allenarsi a tirare calci al pallone!

 

Oggi mi è venuto in mente che ci sono i mondiali.  E quindi partite trasmesse anche di pomeriggio.  E Faccio-io non ha mai visto una partita…

Siamo seduti mollemente sul divano.  Faccio-io ha appena messo un cd di canzoncine e a me viene l’idea di accendere la tv senza audio.  Quale sarà la partita che la sorte ha scelto per essere la prima vista da Faccio-io?  Un’interessantissima Uruguay – Arabia Saudita!  Niente di meno, eh!  Comunque effettivamente per lui la cosa ha poca importanza.

Ecco che, con la colonna sonora del ‘Pulcino Pio’, la nazionale dell’Arabia Saudita ascolta rapita il proprio Inno.  Agli uruguaiani era toccata ‘La bella lavanderina’…

Calcio d’inizio.

Faccio-io guarda concentratissimo il gioco.  I minuti passano e non si annoia.  Brutto segno.  Brutto segno per noi genitori, naturalmente.  Questo vorrà forse dire che in un futuro non troppo distante ci toccherà seguire l’inviso sport?  Il fatto è che se a Faccio-io piace, se sarà una cosa che lo appassiona, con che coraggio e quale coscienza mi dovrei opporre?  Eccomi, quindi, in un pomeriggio di fine giugno a spiegare il calcio a mio figlio.  Io!  IO!  Ho un certo numero di amici che, se lo sapessero, si sganascerebbero dalle risate!  Vabbè…

“I bianchi devono fare gol nella porta protetta dai blu e viceversa”

“Non sono blu, sono azzurri!”

“Ah già, certo…”

“E quelli rossi?”

“Quello rosso è uno solo ed è il portiere degli azzurri.  I bianchi, invece, hanno il portiere vestito di verde”

“E i gialli?”

“Quello giallo è l’arbitro”

Mi guarda senza capire.

“E’ come se fosse la maestra.  Controlla che tutti giochino bene senza farsi i dispetti”

L’attenzione che rivolge alla partita è di gran lunga maggiore rispetto a quella che presta ai cartoni animati.

Ahinoi.

“Vedi?  Il rosso e il verde sono gli unici che possono prendere la palla con le mani.  Tutti gli altri usano i piedi.”

“Perché”

“Perché si chiama ‘calcio’, se no si sarebbe chiamato ‘pugno’.”

Che spiegazione sciocca.  Possibile che non mi sia venuto in mente altro?  Poco dopo, tra l’altro, vengo smentita.

“Ma quello lì prende la palla con le mani!!!”

“Ehm…  Sì, è vero.  Se la palla esce dal rettangolo grande allora i giocatori la rimettono in campo usando le mani.”

Colpo di testa.

“Ma lui l’ha presa con la testa!” e ride.

“Ah già, oltre che con i piedi si può usare anche la testa…”

Poi cominciano le scorrettezze.  Un giocatore subisce un fallo e l’arbitro assegna un calcio di punizione.

“Ecco, vedi?  Il giocatore azzurro ha fatto lo sgambetto a quello bianco -e non si fa!- così l’arbitro ha dato una punizione”

“E qual’è?”

“I bianchi possono tirare in porta.  Prima, però, si fa una fila di uomini che si mettono uno di fianco all’altro per formare una barriera davanti alla palla.”

“Perché?”

“Se no sarebbe troppo facile”

E speriamo che non vengano assegnati rigori, altrimenti dovrò dare altre spiegazioni…

Passa un pò di tempo e l’Uruguay passa in vantaggio.

“Goooool!!!  Hai visto?”

“Dove?”

“Guarda che lo ripropongono.  Visto?”

“Sì” mi risponde con scarso entusiasmo e in effetti per lui questo evento non riveste più importanza di un passaggio, una scivolata, un calcio d’angolo.

Segue il resto del primo tempo con vivo interesse.  Ogni tanto mi dice “Quello si è buttato!” oppure “Quello ha fatto lo sgambetto!”.

Finito il primo tempo spengo la tv.

“Perché spegni?  E’ finita?”

“No, è finita solo la prima parte, ma ora dobbiamo andare a fare il bagnetto”

Lui intanto comincia ad imitare scivolate e sgambetti e a far finta di tirare in porta.

Poi sbotta: “Io mi vesto da giallo!”

“L’arbitro?”

“Sì!”

“Perché?”

“Perché così do i castighi!”

Ah, ecco…

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