Di temporali e vibranio

30 agosto 2022

Salutiamo agosto con pizzico di adrenalina.

Questa settimana, per tre giorni, il papà lavora nel secondo turno, quindi io e Faccio-io abbiamo i pomeriggi e le serate tutte per noi. Quando capita, ne approfittiamo per fare quelle cose che piacciono solo a noi, tipo mangiare la guacamole, andare nei negozi di giocattoli, andare in bicicletta e cose simili. Be’, non facciamo queste cose ogni giorno, ci basta farle una volta ogni tanto. Ieri abbiamo mangiato la guacamole con i nachos, oggi siamo stati in un negozio di giocattoli e domani andremo a fare un giro in bicicletta.

Martedì però è anche il giorno in cui, da anni, vado a camminare. Oggi Faccio-io è venuto con me e ha avuto il piacere di trovarsi coinvolto in una delle mie “avventure”. A mia discolpa si può dire che è così tanto tempo che non piove che ormai non ci faccio più conto. In effetti verso le 18 si era già rannuvolato, ma non ho dato peso alla cosa. Quante volte è successo negli ultimi giorni? Tuoni, lampi e fulmini e poi nemmeno una goccia d’acqua. Senza contare che le previsioni davano temporali nella notte.

Quindi partiamo. A lui do un marsupio porta borraccia, che usavo quando correvo, e io infilo un paio di k-way in uno zainetto. In effetti le nuvole son proprio nere. Non si sa mai.

Raggiungiamo il bosco che comincia a tuonare. Un tuono ogni tanto, non è un problema. Certo, trovarsi nel bosco durante un temporale non è la cosa più sicura di questo mondo.

A metà strada la frequenza dei tuoni si fa molto più ravvicinata. Vuoi vedere che questa volta il temporale arriverà davvero? Racconto a Faccio-io il motivo per cui non bisognerebbe stare nel bosco durante un temporale. Lui non si fa impressionare. Comincia a fantasticare e a dirmi che ci possiamo riparare dietro una roccia (peccato che qui non ce ne siano), oppure scavare una buca (seee!) o ancora usare uno scudo in vibranio (bum!). E comunque, specifica, non è giusto che il metallo associato al suo nome sia il ferro, perché il ferro è debole e il suo metallo è sicuramente il vibranio.

A nulla vale fargli notare che il vibranio non esiste.

Siamo vicino al limitare del bosco quando sento il rumore tipico delle gocce di pioggia che vengono fermate dalle foglie più alte degli alberi. Tiro fuori i k-way e dico a Faccio-io di infilarselo solo quando comincerà a sentire le prime gocce: siamo piuttosto sudati e le cerate si appiccicherebbero fastidiosamente alla pelle. Arriva una folata di vento che piega progressivamente le chiome, da nord verso sud. E’ il segnale: ci siamo. Usciamo dal bosco sotto le prime gocce. Indossiamo i k-way accelerando il passo, perché il muro grigio che sta davanti a noi non ispira molta fiducia. Fortunatamente si trova alle spalle di casa nostra. Percorriamo gli ultimi cento metri correndo, mentre veniamo colpiti da gocce sempre più grandi e pungenti, tanto che ho il dubbio che si tratti di grandine.

Arrivati in casa comincia a piovere sul serio, ma la cosa ormai non ci riguarda più. Una doccia e siamo pronti per terminare la serata con piadina e cartone animato.

3 pensieri su “Di temporali e vibranio

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