Confronti

19/06/2018
Anno scolastico 2017/2018

Un lunedì pomeriggio vado a prendere Faccio-io a scuola e noto che è parecchio nervoso.  Talmente nervoso che, alla fine del pomeriggio, reagisce a un mio rimprovero rivoltandosi contro di me dandomi una serie di pugni.  Lì per lì rimango basita -non si è mai comportato così- e reagisco senza contare fino a dieci, incavolandomi come una iena.

Sbollita la rabbia, però, mi rendo conto che gli deve essere successo qualcosa perché per quanto sia esuberante non è da lui reagire in maniera violenta.  Anzi, fino a ieri in caso di rimprovero doveva trattenere le lacrime.  Allora io e il papà indaghiamo.  Com’è andata a scuola?, cos’è successo?, c’è qualcosa che non va? e così via.  E dai e ridai, alla fine svuota il sacco: “Gargamella e Mark Lenders mi hanno picchiato!”.

Prima o poi doveva succedere, lo so, e tanto meglio che sia successo ‘prima’.  Almeno questo è il mio pensiero.  Credo che certe situazioni -che poi si ripresentano alle elementari, alle medie, alle superiori, all’università e anche dopo, sul lavoro e nella vita di tutti i giorni- prima si affrontano, prima ci si adatta e meglio è.  Faccio-io ha un carattere forte, ma nasconde in sé delle grandi fragilità.  Sembra che debba spaccare il mondo e poi, a volte, viene fermato da un granello di sabbia.  Quindi io e il papà non sapevamo bene cosa consigliargli di fare.  Abbiamo dovuto dirgli di non reagire, perché sappiamo quanto possa diventare manesco, spiegandogli che passerebbe dalla parte del torto, che violenza genera violenza.

La nostra opzione n. 1 era: dillo alla maestra.  Lo so, a nessuno di noi sono mai piaciuti quelli che dicevano: “Maestraaaaa, Tizio ha fatto questo a Caio!!!”, ma d’altronde la denuncia fa parte anche del nostro sistema giudiziario e non c’è altro modo per farsi giustizia legalmente.

“La maestra non c’era”

Ecco.  Passiamo all’opzione n. 2 allora: scappa.  Sì, anche questa non è la migliore delle soluzioni.  Le difficoltà vanno affrontate e non bisogna fuggire da esse, no?

“Erano in due, non riuscivo a scappare”

Infatti.  E allora arriviamo all’opzione n. 3: spingi chi ti sta facendo del male e poi scappa.  Dalla maestra, possibilmente.

Insomma, non avevamo proprio niente di meglio da consigliare…

Io da piccola me ne sono sempre rimasta in disparte, persa nel mio mondo, e mi sono sempre guardata dal mettermi in certe situazioni.  Ricordo che alla scuola materna di Desenzano c’era una parte del giardino in cui si riunivano i personaggi meno raccomandabili e più scalmanati.  Non ci sono mai andata.  Io evito di mettermi nei guai.

Faccio-io, invece e per fortuna sua, non si pone limiti.  Vuole fare una cosa?  La fa o comunque cerca di farla.  Non importa il giudizio degli altri, non importa se poi si mette nei ‘guai’.  A questo probabilmente non ci pensa.  E son contenta per lui.

Il venerdì di quella stessa settimana Faccio-io torna a casa raggiante.

“Lo sai che ho giocato tutto il giorno con i miei amici Gargamella e Mark Lenders?”

Ari-ecco.  Esisteva anche un’opzione n. 4.  A cui noi adulti non siamo arrivati: fatti amico il nemico!  Amen!

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