Suggestioni in una notte d’inverno

01/03/2018

E’ una sera infrasettimanale di fine inverno.  Ha nevicato per tutto il giorno e un piccolo manto bianco copre ogni cosa.  Questa è la sera in cui di solito vado a camminare.  Che faccio, rinuncio?

Tentenno un pò, ma poi mi dico che difficilmente mi capiterà un’altra occasione.  Non a breve, comunque.  Quasi quasi è la serata perfetta per una passeggiata nel bosco.  Ci penso -poco- e poi mi preparo, d’altronde l’abbigliamento tecnico non mi manca.

Non appena imbocco la strada sterrata accendo la pila frontale.  In realtà c’è una luce soffusa -probabilmente il riverbero dei lampioni e delle case- che si diffonde e si riflette sulla neve e sulle nuvole e permetterebbe di vedere a sufficienza, ma preferisco la compagnia della mia lucina.  I tipici rumori ovattati vengono interrotti dall’acuto raschiare del lavoro delle pale che sgomberano vialetti e accessi carrabili.  Man mano che mi inoltro nel bosco, però, i suoni svaniscono.  Sento solo lo scricchiolio dei miei scarponi e il mio respiro sotto la sciarpa.  Per terra ci sono le tracce di tanti passaggi, addirittura anche di un bob!  Arrivo all’ultima casa nel bosco e proseguo.  Qui la neve è quasi intatta, fatta eccezione per le impronte di un paio di scarponi più grandi dei miei e, di fianco, le tracce di un animale.  Il cane del signore, forse?

Poco dopo giungo ad un bivio e scelgo la strada che si inoltra nel bosco più fitto e solitario.  Questo è il genere di avventura che mi piace, a portata di mano e di ‘tempo’.  Non ho paura di niente, andrà tutto bene come al solito e mi divertirò un sacco!

Sarà così, no?

Punto di domanda.  Il dubbio, in realtà, comincia ad infondersi nella mia mente.  E il dubbio, si sa, è subdolo.  Si insinua come un tarlo e scava, scava fino a farti vacillare.  Qui è tutto buio.  Se spengo la pila frontale non si vede più niente.  Il rumore è sempre quello, neve un pò bagnata che si deposita ovunque.  Però…

C’è qualcosa che mi inquieta e non ci metto molto a scoprire cosa sia.  Nel buio totale, a una non eccessiva ma sufficiente distanza dal mondo dei vivi, ci sono solo io e delle impronte che mi precedono e non di molto.  Rispetto a quelle che ho visto prima sono molto più fresche.  E poi.  Prima del bivio c’erano impronte di un uomo e di un animale e ora sono rimaste solo quelle dell’animale.  Un cane sarebbe rimasto col padrone o, comunque, dopo una breve perlustrazione sarebbe tornato indietro.  Ma da questo sentiero non è tornato indietro nessuno.

Poi noto una cosa.  Le tracce sono in linea.  E mi viene in mente che poco tempo fa qualcuno mi aveva detto che le tracce del lupo sono perfettamente in linea, quattro zampe una dietro l’altra per una sorta di difetto congenito.  Lupi nel boschetto dietro casa?  Si, lo so, la cosa dovrebbe farmi morir dal ridere, ma lì per lì, nel bosco al buio sotto la neve e nel silenzio più completo la mia sicurezza comincia a vacillare.

Nonostante tutto decido di andare avanti.  Sotto sotto lo so che sono una sciocca e non c’è niente da temere.  Quindi proseguo per la strada che mi ero prefissa di fare.  Ma il dubbio che è diventato insicurezza, si trasforma in paura.  Quasi panico.  Mi impongo però di mantenere la calma, perché una parte di me è convinta che andrà tutto bene.

Se non succederà niente…

Poi le tracce svaniscono.  Ecco, vedete?  Ora la mia mente si rasserenerà.  Tutte le elucubrazioni di prima erano solo sciocchezze!

Invece no.  La mancanza di impronte non mi rassicura affatto: mi sento in un posto ancora più sperduto.

Continuo a camminare, senza fermarmi e senza guardarmi indietro.  Il tragitto dovrebbe essere breve, ma in questo momento sembra non finire più.  Complice la neve e il paesaggio ovattato, fatico a riconoscere il sentiero.  Mi impongo di fermarmi un attimo per cercare di tornare in me.  In fin dei conti voglio godermi questo momento e mi sembra assurdo rovinarlo per una suggestione!

Rumori non ce ne sono perché non c’è nessuno, è tutto splendido, incantato, incontaminato e io non riesco a rilassarmi!  Mi guardo attorno, puntando la frontale tra le piante che accompagnano il sentiero, sperando così di ravvedermi.  E poi sulla mia destra mi sembra di scorgere un luccichio tra gli alberi, come di un occhio colpito dalla luce…

Apriti o cielo!  Le mie gambe cominciano a vacillare e io parto a razzo.  Stupida, stupida, stupida!  Ma cosa mi è saltato in mente?  Ho un bambino di quattro anni a casa e delle responsabilità nei suoi confronti!  Cosa ci faccio qui?  Non è più come qualche anno fa che mi scapicollavo giù dalle colline moreniche con la bici nuova pensando che tanto anche se mi fossi rotta un braccio o una gamba il mondo sarebbe andato avanti ugualmente senza di me!  Il panico sale e non riesco più a convincermi che vada tutto bene.  Poco dopo mi immetto in una parte di sentiero più frequentato.  Qui comincia la salita che mi porterà verso casa e -udite, udite- ricominciano le tracce di due piedi umani!  E anche quelle dell’animale!  Ma quelle dell’animale-lupo sono molto più recenti…

Adesso mi sembra pure di sentire dei rumori, ma forse sono solo i miei doposci.  Salgo, salgo e salgo finché arrivo nei pressi dell’ultima casa nel bosco che qui, a ridosso di questo sentiero, ha una recinzione.  Le tracce dell’animale hanno, a un certo punto, una brusca deviazione e passano sotto la rete.

Ah! Dunque, ecco, allora…  Doveva essere qualcosa di piccolo, immagino…

Sospirone di sollievo mentre volo verso casa col cuore molto più leggero, cercando di godermi almeno l’ultimo chilometro di strada!

Sul giornale del lunedì successivo, il 5 marzo, le notizie della provincia vengono aperte dal seguente titolo a tutta pagina:

“I lupi sono tornati sull’alto Garda
Adesso ci sono le prove fotografiche”

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