Fuori nella notte

09/10/2018

Entro nel bosco e accendo la pila frontale.  Entro nel bosco, col buio, per la prima volta dopo la mia avventura sulla neve di questo inverno.  Entro nel bosco e spengo il lettore mp3.  Ho bisogno di ascoltare il silenzio.  Ho bisogno di accertarmi che ci sia solo silenzio.

Ogni tanto il crepitio di un riccio che precipita su rami e foglie e che, rimbalzando sulla terra, libera parte del suo contenuto, mi fa trasalire.  Poi mi abituo e ad ogni piccolo rumore, anche lontano, attribuisco questa origine.  Provo timore, ma non sono terrorizzata.  Il timore ancestrale dell’ignoto.  E’ bello avere una casa dove rifugiarsi.  E’ facile vivere così.  Ma qui?  Se non ci fosse niente, solo bosco, solo foresta, e io vivessi qui?  Al di fuori di un raggio di un paio di metri tutto è invisibile e misterioso.  Ci può essere qualsiasi cosa, oppure niente.

L’inquietudine che provo mi fa tenere un passo più sostenuto anche se la mia lucina non riesce ad illuminare bene il sentiero, cosa che mi fa procedere barcollando e zigzagando come se fossi ubriaca.  Ma non rallento.  Perché non mi fermo?  Sarebbe interessante fermarsi, spegnere la luce e stare in ascolto.  Non mi viene mai in mente mentre mi trovo avvolta nel buio in completa solitudine.  Man mano che procedo le ombre dei castagni, dei rùer e degli arbusti si avvicinano velocemente fino a sparire dietro le mie spalle.  Una piccola danza che, qualche volta, mi fa trasalire.  Ma solo per una frazione di secondo.

Esco dal bosco ed istintivamente alzo gli occhi per ammirare la volta celeste.  Marte cattura il mio sguardo.  Rosso e molto luminoso, luce fissa che si distingue nettamente dalle altre fievoli lucine delle stelle.  Ora sono un puntino in mezzo alla campagna deserta, un pianeta in mezzo allo spazio sconfinato.  Provo empatia per Marte.  Siamo soli nel buio infinito e non brilliamo di luce propria.  Se non avessi la mia lucina sarei più simile ad un asteroide che incespica sulla polvere delle stelle.  O di questo sentiero.

Guardo Marte, col mio fascio di luce che si perde dopo pochi metri.  Guardo Marte, come se fosse la mia stella cometa.  Guardo Marte, camminando a tentoni su un terreno celato.  E, guardando Marte, mi sento rassicurata.  E’ vero, non si vede un accidente, però è tutto chiaro.  L’orizzonte è libero da qualsiasi ostacolo e i timori svaniscono insieme alle ombre.

Guardando Marte, capisco perché stasera sono venuta nel bosco.  La lieve tensione che ho provato nell’attraversarlo ha cancellato completamente tutti i pensieri bui, le preoccupazioni, la demotivazione che precedono, accompagnano e seguono ogni mio giorno lavorativo.  Tutto si è spento non appena ho varcato la soglia dell’ambiente silvano, donandomi il ristoro di una piccola tregua.  E quando ne sono uscita tutto si è dissolto, alla luce di un piccolo specchio rosso.

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