In bicicletta con la mamma

Primavera 2017

E’ di nuovo primavera.  Faccio-io ha tre anni e mezzo e frequenta la scuola materna del paese.  E’ un piccolo della sezione rossa.

Come tutti gli anni, al risveglio della natura, allo sbocciare dei primi fiori e all’alzarsi delle temperature, mi viene voglia di andare in bicicletta.  Il primo approccio è una gitarella pomeridiana di pochi minuti, il tempo di notare che il mezzo ha bisogno di manutenzione.

Quindi, nei giorni successivi gonfio gli pneumatici, sgrasso la catena e poi la ingrasso con del nuovo lubrificante.  Quest’anno ho anche aggiunto il portapacchi, perché sostenga meglio il seggiolino di Faccio-io.
Ultimo ritocco alla dotazione: un nuovo casco per Faccio-io!  Quello dell’anno scorso non gli entra più…

E’ tutto pronto.  A questo punto non mi basta più fare un giretto pomeridiano, voglio pedalare di più!  E allora propongo: “Cosa ne dici se domani mattina ti porto a scuola in bicicletta?”.  Il suo entusiasmo non mi lascia più dubbi!

Dalla nostra frazione al paese ci sono circa sette chilometri.  In andata sono prevalentemente in discesa, quindi i tempi si restringono e posso arrivare in orario.  Al momento del ritorno, invece, il tempo impiegato non è più un problema (anche perché dall’ufficio alla scuola c’è forse un chilometro di strada).

L’alba del nuovo giorno mi vede alzare dal letto -per una volta- con un’energia inusuale.  Faccio-io è un pò titubante, ma ormai non si torna indietro: sono vestita da bici e ho il cambio nello zaino.

Si parte!

In primavera, alle 7.30 di mattina, l’aria è ancora molto fresca.  Indossiamo entrambi il k-way per ripararci dal vento.

La novità mi mette ulteriore buonumore in corpo, ma l’occhio cade sempre sull’orologio, perché il tempo stringe.  Cerco di accelerare pedalando più forte.

Da dietro mi arriva un urlo: “Mammaaaaaa!!!”

“Sì?”

“Vai a piano che ho paura!”

Imprevisto…  Fino all’anno scorso non aveva mai manifestato questa paura.  Rallento, ma non troppo.  Il tempo stringe.  Ogni tanto mi giunge una lamentela, allora freno un pochino, ma poi riprendo l’andatura necessaria.  La prossima volta partiremo prima, così potrò andare più lentamente.

Arrivato a scuola è tutto esaltato e vorrebbe far vedere il casco e la bici alla maestra e ai compagni. Gli prometto che, quando andrò a prenderlo, farò in modo di farli vedere al suo migliore amico.  E così, per fortuna, accade.  L’amico gli dà anche soddisfazione perché sgrana tanto d’occhi e gli dice: “Ma che bicicletta grande che hai!  E’ grandissima!”.
Sì certo, ma è quella della mamma…

Partiamo con più calma per la nostra destinazione.  Il caldo si fa sentire, anche se siamo solo a metà maggio, e la mancanza di allenamento ancora di più.  Salgo verso casa molto lentamente, ho il fiatone e sudo copiosamente.  Nonostante l’andatura molto lenta ho il cuore che batte a mille e un pò mi preoccupo.  Avrei dovuto fare qualche uscita più leggera prima di questa.

“Mamma!”

“…”

“Mammaaaa!!!”

“…. sì?” rispondo con un esile filo di voce mentre affronto la parte più impegnativa della salita.

“Vai troppo veloce!  Ho paura!  Hai capito?  Mamma!!!  Mammaaaa?  Perché non rispondi?”

“…”

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