Il tempo delle more

il tempo delle more_4

16.07.2017

La mattinata è fresca. Indossiamo gli scarponcini e una felpa leggera (addirittura!) che prontamente riponiamo nello zaino.  Il sole di luglio manifesta prepotentemente la sua forza anche dopo qualche temporale.

Il cancello dietro casa, che non usiamo quasi mai, fatica ad aprirsi. Cinque passi più in là ci fermiamo ad odorare un cespuglio di profumatissima maggiorana, preso d’assalto dalle api.  Si tuffa dal giardino sul muro di contenimento e ogni estate ci diciamo che dobbiamo coglierne i semi (cosa che puntualmente non facciamo) per piantarli in un’altra aiuola o in vaso.  Richiamo il nostro piccolo esploratore -che non si era fermato- per fargli annusare un rametto odoroso.  Dalla smorfia che fa intuisco che l’odore l’ha percepito, ma non gli è piaciuto un granché…

Poco oltre abbiamo l’occasione di fargli vedere una siepe di nocciòli alta fino al cielo. Raccolgo tre frutti -fusi insieme e verdissimi- per farglieli vedere, ma non riesco a catturare la sua curiosità.  D’altronde non si possono mangiare, quindi non sono più interessanti di una foglia o di un sasso.

“E’ vero che quelle pùngiono?”

Dietro i nocciòli scorgiamo un serraglio con delle galline. Ce n’è una che viene a trovarci e ci scruta incuriosita.

“No, non pungono, però potrebbero beccare…”

E’ ipnotizzato dall’attività delle galline, quasi come se non le avesse mai viste! Quando si accorge che ci siamo allontanati, ci raggiunge di corsa, ci supera e decreta: “Io sono il capo e vado davanti!  Perché -lo sai?- i capi sono più forti!”.
Siamo nella simpatica fase del ‘Io sono il più forte’, mitigata all’occorrenza da ‘Ce lo dico alla maestra’!

Le acque di un ruscello scrosciano alla nostra destra mentre ci inoltriamo in una zona ombreggiata da fitte alberature. Raccoglie legnetti da terra e li usa come fucili.

“Pam, pam!” urla ogni tanto.
E poi: “Se vedete un leone, dite: LEONE!”
Così, noi…
LEONE!
Dove?
Lassù!
Pam, pam!
LUPO!
Dove?
Laggiù!
Pam, pam!
TIGRE!
Dov’è la trigre?
Dietro quell’albero!
Pam!
ELEFANTE!
No, l’elefante è buono!
Ah, ok.
SHERE KHAN!
Dov’è?
Lì!
Pam!
ORSO! (No, è buono)
SQUALO!
KAA!
RINOCERONTE!

E così via, trotterellando di albero in albero e dando la caccia ai cattivi. “Ma solo per finta, eh!” ci tiene a sottolineare.

Poco oltre scopriamo un tesoro abbandonato! Una spugnetta arancione di forma esagonale, semi nascosta da un ciuffo d’erba.  Tutto esaltato mette al sicuro la sua scoperta nella tasca delle braghette.
Ora, però, viene il bello. Comincia la salita, e che salita!
Dopo il primo passo è già stanco, però, non appena nota che io lo supero allegramente, riprende subito le forze per tornare davanti al gruppo. il tempo delle more_2Quando ricomincia nuovamente a sbuffare, il papà raccoglie da terra una penna grigia con una piccola striatura bianca.  Gliela appunta sul cappello dicendogli che, in questo modo, diventa così forte da poter sconfiggere i draghi.  Sgrana gli occhi da tanto ne rimane impressionato e si mette ad affrontare la salita con più grinta.

All’ennesimo “Sono stanco” ci vengono in aiuto la sua golosità e la generosità di madre natura. Un fitto bosco di rovi ci offre qualche frutto già maturo.

“Morrrre!!” urla.

Da quando riesce a pronunciarla, a volte esagera con la ‘r’!
Si avventa sui rami incurante delle spine. La maggior parte dei frutti è acerba e questo ci consente di proseguire la salita alla ricerca di nuove delizie.

Ora che il sentiero è tornato piano, la sua stanchezza è svanita. Anzi, è proprio lui ad indicarci una strada alternativa alla solita.  Accettiamo la deviazione di buon grado, sono svariati anni che non passiamo di qui.  Poco oltre troviamo vecchie tracce di attività umana.  Ci sono quattro o cinque viti (alcune con un piccolo grappolo d’uva in fase di maturazione) completamente imboscate.  Qui doveva esserci un filare, quasi certamente di una varietà da tavola.  E’ probabile che non lontano ci fosse un capanno o qualcosa di simile e che il padrone coltivasse un minuscolo orto.  Troviamo pure una vite sradicata e abbandonata nell’erba alta.  Decidiamo all’istante che a pranzo faremo una gustosissima grigliata utilizzando anche questo legno aromatico.

Il piccolo cacciatore vorrebbe riprendere il gioco di prima, ma -NO!- questo preziosissimo legnetto non si tocca!

Ad un certo punto veniamo fermati da una montagna di rovi che ostruiscono completamente il passaggio. Da qui non si può certo proseguire, però non abbiamo nemmeno molta voglia di tornare indietro.  Il papà cerca una strada alternativa inerpicandosi nel bosco e noi lo seguiamo, cercando le tracce del Gatto con gli stivali.  Forse è passato da qui…
Tra un albero e l’altro ci sono arbusti spinosi, piante con la corteccia coperta da enormi spine e ancora rovi. Inevitabilmente ci graffiamo le gambe.
Saliamo, saliamo sperando di incrociare, prima o poi, il sentiero di ritorno.
E invece, troviamo… la tana di Baloo!
In mezzo ad un argine boscoso c’è una tettoia -fatta di avanzi edili- appoggiata a quattro tronchi d’albero sotto cui è stato stivato, in qualche maniera, un pincanello (calcio balilla) di chissà quanti anni fa!  Poco sopra troviamo i resti di un barbecue in pietra e di un tavolo in ferro.  Affascinato da questa scoperta -forse Baloo vive davvero qua?- si guarda attorno in silenzio.

Il bosco magico termina quando scorgiamo la strada di casa. L’azzurro limpido del cielo viene solcato da un rapace -probabilmente un falchetto- che cerca la sua preda disegnando cerchi concentrici.

Il sentiero ora è in discesa. Mi dà la mano perché “Alcrimènti la mamma cade”!  poi, finito il ‘pericolo’, corre davanti a tutti e stavolta si mette ad impersonare la maestra.  Ci chiede: “Bambini, vi è piaciuto dove vi ho portato stamattina?” e all’unisono rispondiamo: “Sì, maestra!”.

“Ci ritorniamo?”

“Siii!”

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