Cronache di una domenica in cammino

14.05.2017

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“Ucci, ucci!”

Questa volta è il nostro cucciolo -appiedato- che ci insegue sulla salita che da Sensole porta a Menzino.  Corre con le guance rosse e quel che gli resta dei  vestiti, una canottiera bianca e un paio di pantaloncini blu.  Adesso che fa il ‘mostro’ e fa finta di volerci mangiare, nulla lo ferma.  Nemmeno la salita, percorsa subito dopo il pranzo, e il sole che ci fa intuire quanto sarà calda l’estate.

Ogni anno torniamo almeno una volta in questo paradiso. Sempre in primavera, a volte soli, a volte in compagnia.  Nel 2010 abbiamo scoperto di adorare l’Isola, i suoi ritmi, i suoi paesaggi, la gente semplice, la poca urbanizzazione, l’assenza di automobili e l’atmosfera che a me ricorda tanto gli anni ’70.  In un agosto piovoso, in cui avevamo superato da poco un momento di crisi, l’Isola ci ha accolto e ci ha donato un’indimenticabile mini-vacanza alla riscoperta di ritmi più umani, di contatto con la natura e di intimità.  Da allora abbiamo fatto un’altra mini-vacanza in bicicletta e tantissime escursioni in giornata.  E’ stata anche una delle prime mete in cui abbiamo portato il nostro neonato.

Oggi mettiamo alla prova il quasi ‘quettrenne’. Si troverà a camminare per tutti i nove chilometri del perimetro dell’Isola, senza passeggino (abbandonato ai 36 mesi) e senza biciclettina.  Intanto ha escogitato un nuovo gioco.  Raccoglie da terra una pigna che diventa fucile, poi spada, un regalo da portare domani alla maestra, un tesoro da mostrare, alla prima occasione, all’amico del cuore.  Poi si inventa di gettarla e di fare a gara col papà su chi la raggiunge prima.  Vince sempre lui!  A volte si lancia con le ginocchia sull’asfalto pur di assicurarsi la vittoria!

Io rimango un pò indietro e lascio che i ‘ragazzi’ si divertano tra loro. Quando se ne accorge mi urla: “ Vieniiiiii!  Il papà pianjie senza di te!”.  Sorrido per queste sue trovate, mi metto a correre e li raggiungo.

Nel frattempo è cominciata la discesa verso Carzano. Si ferma a raccogliere un fiore che spunta dal muretto di contenimento.  E’ quasi senza stelo, me lo regala e mi chiede di annusarlo per apprezzarne il profumo.  Poi ne raccoglie un altro (sempre senza stelo) e lo regala al papà.

Qui c’è un pò di ombra e si sta decisamente meglio. Allunga il passo e così facendo si allontana di un centinaio di metri da noi.  Intanto passano biciclette, gente a piedi e anche un motorino.  Non si volta nemmeno per accertarsi se siamo ancora lì, va per la sua strada e non ha paura di niente!  A me invece sale l’ansia, ma il papà mi sprona a lasciarlo libero di esplorare…

Quando la discesa finisce raggiungiamo il parco giochi di Carzano. Qui siamo soliti fare una merenda con un ghiacciolo o un gelato.  Lui, che non ha quasi pranzato, apprezza moltissimo la nostra abitudine.  Dopo aver mangiato tutto il suo Fiordifragola corre ad arrampicarsi sullo scivolo e dall’alto osserva incuriosito due bambine più grandi che fanno le ruote e altre ‘mosse’ tipiche della ginnastica artistica.  E’ immobile con la bocca aperta…

Mi siedo su una panchina e guardo il panorama.

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Poco distante bambini e adulti giocano a palla. Il parco finisce… nel lago e anche il pallone!  Bambini a torso nudo, in canottiera, a piedi nudi o con le ciabatte.  Corrono inseguendo il pallone fino alla fine del terreno.  Un paio di metri sotto i loro piedi c’è il lago.  Gli adulti seguono i bambini e, una volta valutata la situazione, urlano in coro: “Noooo!”.  Si mettono le mani sulla testa e contemplano la palla che si fa cullare dalle onde.  Arrivano anche altri bambini a curiosare.  Una donna, sdraiata a prendere il sole, dice al compagno: “Dai, fai un’opera buona e vai a prenderla tu”.  Ma come?  Qualcuno nota una canoa legata ad un palo da ormeggio situato poco distante.  Sulla canoa c’è una pagaia e…palla recuperata!  I bambini tornano ai loro giochi, chi col pallone, chi sulle altalene, chi, come il nostro, ad arrampicarsi su un argine che diventa un interessante scivolo.

Il pomeriggio volge al termine e, davanti a noi, abbiamo ancora un’ora abbondante di cammino. Adesso la stanchezza si fa sentire e ogni scusa è buona per fermarsi a riposare.  Gli diciamo che dobbiamo andare a prendere il battello, così, quando ne vede uno (o anche un motoscafo o una barca) cerca di rincorrerlo per fermarlo: “E’ quello il bartello nostro!”.  Sono le ultime energie.

E’ sicuramente sfinito quando si ferma, si mette in posa e mi chiede: “Mamma, fammi una grotefía!”.  Ma quando mai vuole farsi fotografare?!?  Accolgo la sua richiesta, poi lo portiamo un pò in braccio: la stanchezza della giornata, il primo caldo e l’assenza del riposino si fanno sentire.

Arriviamo a Peschiera Maraglio stanchi e appagati. Il battello è appena salpato.  Poco male, riposiamo un pò.  Si riaccende la sua curiosità: “E’ partito il bartello, è andato a prendere le pessone!”, urla puntando il dito per essere sicuro che guardiamo nella giusta direzione.

Poco dopo, infatti, ritorna col suo carico di residenti. Una volta scesi, tocca a noi salire per tornare…coi piedi per terra!

“Mi piace il lago Dinonèo! Domani voglio tonnare al lago Dinonèo!”

Nonostante la fatica e la stanchezza è eccitato per il viaggio in barca e pago della giornata ricca di esperienze e condivisioni. Noi gioiamo nel vederlo così euforico e siamo orgogliosi di come ha saputo affrontare le difficoltà.  Mentre il traghetto esce dalla zona d’ombra del Monte, il mio sguardo si posa sull’acqua calma e spazia fino all’orizzonte.  Siamo pronti per nuove escursioni!

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