In pulmino (seconda parte)

29 ottobre – 1 novembre 2022

(La prima parte si trova qui.)

La guida del nostro amico non è delle migliori. Cambiamenti bruschi di direzione e frenate improvvise fanno da cornice all’andatura un po’… briosa. La signora del casolare ci aspettava per la cena, ma io avevo un leggero senso di nausea e decisamente poca voglia di cenare. Entrati nella sala da pranzo ci siamo trovati una tavola imbandita con salumi, formaggi, verdure e creme di ceci e di peperoni fatte in casa. Era solo l’antipasto, ovviamente. Mi sono sforzata di mangiare tutto perché meritava e anche per l’impegno che la signora ha messo nel prepararci quella cena. Dopo un primo a base di pasta fatta in casa con sugo di verdure sono arrivati i secondi. Sì, i secondi, non il secondo. Un arrosto di maiale veramente buono e un altro piatto che credo ricorderò per sempre. Coniglio al coccio. Del coniglio abbiamo ciucciato tutte le ossa, non è avanzato nulla.

Dopo una cena così colossale siamo usciti per fare due passi. Abbiamo risalito la stradina sterrata e ci siamo ritrovati sulla strada principale che si trova sulla cresta della collina. Non c’era illuminazione pubblica, quindi eravamo immersi nel buio, tanto che non riuscivo a vedere i miei piedi. Ma la cosa veramente straordinaria era ben al di sopra dei piedi, era la volta celeste. Miliardi e miliardi di stelle tempestavano questo cielo enorme. Erano così tante che ho fatto fatica a riconoscere quelle poche costellazioni che conosco. Erano così tante che si vedeva (anche se solo leggermente) la Via Lattea. Mi è capitato solo una volta di vedere la Via Lattea ed ero in montagna, da ragazzina. La cosa che mi lascia sempre molto stupita è come le altre persone non prestino attenzione alla meraviglia del cielo notturno. I miei ormai li ho abituati ad alzare lo sguardo, ma i nostri amici sono passati tutti a testa bassa, incuranti dei nostri discorsi sulla Via Lattea, sulle costellazioni e i pianeti che ben si distinguevano dagli altri corpi celesti.

Tornando, abbiamo affrontato la questione della divisione delle camere. In realtà il nostro amico aveva già la soluzione. Noi nell’appartamentino con il loro figlio, le tre bambine in una camera e lui con la moglie nell’altra. Un rapido cenno d’assenso tra i due ragazzini mi ha fatto sospettare che la decisione era già stata presa prima di partire e che loro ne fossero a conoscenza.

Faccio-io non stava più nella pelle. Per la prima volta si trovava a dormire con un amico e avevano pure una camera tutta per loro.

Ecco, chiamarla camera forse è un po’ esagerato. La camera ce l’avevamo noi, loro avevano un divano-letto posizionato in un cucinino. Dettagli, ovviamente. La cosa importante è che tra noi e loro ci fosse una porta, porta che sarebbe rimasta chiusa per bene. Il fatto che forse non avevano calcolato è che giocando a carte è inevitabile parlottare, alternando bisbigli a parole più concitate. Alle 23 sono stati sgridati una prima volta. Alle 23.30 siamo entrati nel cucinino per cercare di convincerli a dormire (e qui ci siamo accorti che stavano giocando a carte). A mezzanotte le voci hanno cominciato a spegnersi.

Alle sei e mezza suonava la sveglia, era ora di prepararci per il nostro primo giorno di vacanza.

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