Buongiorno

20/08/2020

Ricordo un tempo, non troppo lontano a dire il vero, in cui quando si incontrava qualcuno in montagna si salutava. Sempre. Da bambina andavo spesso in montagna e una delle regole base (tra le quali: non si lanciano sassi, non si urla e assolutamente non si sporca) c’era quella del saluto. Quando si incontra qualcuno si saluta sempre.
Come dicevo nel post precedente, veniamo da un breve soggiorno in Ticino. Lì si saluta sempre, anche quando non si è su un sentiero. È una cosa alla quale noi non siamo abituati (evidentemente ci siamo persi un pezzo), ma ha un che di rassicurante. Anche se incontri uno sconosciuto, hai la sensazione che non sia un estraneo. Il semplice saluto annulla la barriera che ci divide dall’altro.
Oggi siamo arrivati in montagna e,
senza perdere nemmeno un momento a nostra disposizione, abbiamo rovistato tra i bagagli, afferrato scarponi e zaini e ci siamo precipitati sul sentiero della prima escursione. Una cosa tranquilla, per adattarci all’altitudine e per cominciare a scandire il ritmo delle prossime giornate. Peccato che sembrava di essere in un centro commerciale all’ora di punta. Continuavamo ad incrociare gente che percorreva il giro del lago alpino in senso orario (quello consigliato), mentre noi istintivamente abbiamo scelto quello antiorario. Chi con la mascherina in viso, chi sul braccio, chi senza, chi cercava di mantenere le distanze, chi non ci badava proprio. Quelli con le scarpe da tennis, quelle con le ballerine, quelle con i sandaletti. D’accordo che non era impegnativo, ma si trattava comunque di un sentiero di montagna, per buona parte stretto e a picco sullo specchio d’acqua. Tutti, bene o male, con lo sguardo fisso a terra o a parlare fittamente con i compagni o a pensare ai fatti propri, ma nemmeno un saluto. Non un buongiorno, un salve, un guten Morgen, un Hallo o anche un semplice ciao. Nulla. Proprio come se fossimo in un centro commerciale. E all’ora di punta, per giunta!

11 pensieri su “Buongiorno

  1. Dalle mie scarse rimembranze montane, sì, affiora un ricordo simile. Una volta (da bambino) stavamo attraversano un certo sentiero. A molti metri di distanza (forse c’era anche un dirupo a dividerci), c’era una ragazza che su un altro sentiero andava in senso opposto. Ha cominciato a salutarci finché non l’abbiamo fatto anche noi. Io ingenuamente mi chiedevo: ma perché, ci conosciamo?
    🙂

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  2. è vero, è una consuetudine che si è persa, come pure il saluto tra ciclisti, specie tra quelli carichi di bagaglio, quindi impegnati in giri di più giorni. Era un gesto semplice di condivisione e di entusiasmo (come ci si dicesse “stiamo facendo una cosa bella, entrambi”). Ora ci si ignora, come se l’altro non contasse nulla rispetto al sè.
    ml

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