Un altro giro di giostra

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La giostra – foto rielaborata – 30/04/2019
30/04/2019

La pressione lavorativa degli ultimi giorni è stata notevole.  Ho fatto fatica a mantenere il controllo, anzi non posso dire di esserci sempre riuscita.  Ma oggi è finita, ho rispettato la scadenza e il lavoro è stato svolto nei termini anche quest’anno.

Esco dall’ufficio comunque trafelata, perché in ritardo, ma col programma del pomeriggio ben chiaro e il cuore leggero.  Vorrei fare mille cose in più, ma abbiamo solo due orette di tempo.

Vengo a prenderti all’asilo, sei praticamente l’ultimo ad uscire, ma sei felice sopra ogni cosa, sono due o tre settimane che sprizzi gioia da ogni poro.  Al solito ti sei fatto sgridare un paio di volte perché chiacchieri sempre, chiacchieri troppo.

“Andiamo a casa?” mi chiedi.

Al mio diniego cominci a brontolare, allora ti dico che va bene, andiamo a casa, però così facendo non possiamo prendere la carne per fare il barbecue domani e, dato che il macellaio sta di fronte alle giostre della Fiera annuale del Paese, niente, rinunceremo anche a quelle.

Al sentir nominare le giostre, le lamentele cessano immediatamente e sfoderi un sorriso da orecchio a orecchio.  Diventi subito un agnellino docile docile.

Sono serena anch’io, non penso più a niente se non che domani è festa e oggi è il nostro “sabato del villaggio”.

Eccoti lì, sulla giostrina dei bambini, quella fatta da un disco che gira in senso orario su cui sono fissate macchinine, motorette, cavalli e astronavi.  Parte il primo giro e tu, quando incroci il mio sguardo, ti apri in un sorriso a cui io faccio eco, felice di vederti così felice, felice ricordandomi la mia felicità di bambina su giostre simili, quando sceglievo di sedermi sulle macchine o sulle moto per provare la sensazione di “guidarle”.

E poi… E poi, con la velocità con cui mi si è aperto questo sorriso, sento un magone, un groppo alla gola, sento le lacrime che si affacciano sul mio viso -benché sia del tutto intenzionata a trattenerle-, sento questa infinita malinconia, questa tristezza senza motivazione che mi stringe il cuore e non so perché.  L’emozione di quel tuo sorriso quando hai incrociato i miei occhi è stata grande, enorme, ma c’è di più.

Come in un film, la musica assordante rallenta improvvisamente il suo ritmo, la velocità della giostra diminuisce progressivamente e i bambini che ci sono sopra si cristallizzano nelle loro pose euforiche mentre io mi trovo spettatrice di questo momento così effimero, caduco, cosciente di quanto poco durerà questo attimo di estasi, così come poco durerà la tua infanzia.  Un alito di vento, una foglia che cade e sarai in prima elementare.  Un battito di ciglia e avrai diciotto anni.  E tutti questi anni -quelli di noi adulti- che si ripetono uguali -la scadenza di lavoro, le ferie estive, il rientro sempre più tragico, le difficoltà di ogni giorno-, anni che proprio a causa di questa routine scappano, ci sfuggono mentre annaspiamo cercando di fermare una vacanza, una giornata, un ricordo.  Tra adulti ci incontriamo, corpi affaticati dal vivere quotidiano, ad intervalli sempre più lunghi e ci scopriamo a contarci rughe, chili in più e capelli bianchi a vicenda, perché solo negli altri vediamo il riflesso di tutto il tempo che è trascorso realmente.

E proprio come in quei film, all’improvviso ritorno al presente, la musica e la giostra alla loro normale velocità e i bambini festanti.  Il nodo in gola si scioglie e la malinconia svanisce davanti ai tuoi capricci perché vorresti un altro giro di giostra, uno in più rispetto a quanto pattuito.  Ma i patti sono patti e si ritorna a casa.  Stasera, poi, è la mia serata, quella in cui esco a camminare.  Invece, complici le riflessioni del pomeriggio, sono ritornata a correre e ora mi sento nuovamente viva.

5 pensieri su “Un altro giro di giostra

    1. Ci si rende realmente conto di quanto passa veloce il tempo solo guardando i nostri figli crescere. E’ terribile e meraviglioso allo stesso tempo. Capita a volte di essere pervasi da malinconia e a volte da gioia incontenibile. E’ la vita.

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