Con le mutande bagnate #3

D’accordo, in questo caso più che di mutande si tratta di costume, ma il concetto non cambia!  Eccovi il racconto.

Golfo di  Salò,  un  giorno  estivo  imprecisato  tra  il  1988  e  il  1990

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Il temporale ci aveva colto alla sprovvista durante un pomeriggio di relax sulla barchetta di famiglia.  Ci trovavamo sul lato nord dell’Isola del Garda e, per tornare al rimessaggio di Salò, normalmente non avremmo impiegato più di venti minuti.  Invece, imboccato il Golfo avevamo il vento contro e come se non bastasse la pioggia era aumentata d’intensità.  All’altezza di Portese la piccola barchetta arrancava senza riuscire ad avanzare di un metro, saltando goffamente da un’onda all’altra.  A me era stato chiesto di stare a prua, per cercare di evitare che questa si alzasse un pò troppo.  E, forse, per cercare di evitare che la barca si ribaltasse.  Certo, probabilmente era solo un’impressione, ma ogni nuova onda la faceva impennare in maniera spaventosa.  Poi precipitava sbattendo violentemente e io con essa.  La mia schiena e le mie natiche accusavano con dolore ogni colpo.

Dopo Portese, nel Golfo vero e proprio, le onde si attenuarono un pò.  Considerai terminato il lavoro di contrappeso e tornai a poppa.  Guardavo il lago, così diverso dal solito.  Era diventato bianco.  La superficie dell’acqua era coperta da una schiumetta alta una ventina di centimetri.  Un aerosol di goccioline d’acqua!

“Se dovessimo cadere in acqua adesso, annegheremmo anche se sappiamo nuotare, anche se avessimo il salvagente!”  disse mio papà  “I polmoni si riempirebbero presto di acqua e non riusciremmo più a respirare!”.

Il rumore assordante del motore si mescolava a quello dei continui impatti e a quello di miliardi di gocce che sferzavano la massa liquida.  Cercavo di aggrapparmi a qualcosa, ma ogni collisione mi faceva perdere la presa.  Cercavo di aggrapparmi anche solo all’idea che non c’era da preoccuparsi, ma non mi riusciva.  La possibilità di cadere in acqua non era poi così remota.  E, la nuova consapevolezza che nemmeno un salvagente mi sarebbe potuto servire a qualcosa, non aiutava.

Avevo fiducia in mio padre ed ero convinta che con lui al mio fianco non mi sarebbe mai successo niente.  Ma in quel momento la mia fede vacillò.  La sua faccia era preoccupata.  Lui non era sicuro di farcela.  Infreddolita e appesantita dall’asciugamano fradicio che tenevo attorno alle spalle per ripararmi un pò dal vento e con il costume bagnato di temporale, per un momento nemmeno io ne fui sicura.

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