Il sentiero segreto

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02/04/2018

Il sole splende sullo specchio incantato del lago d’Idro.  L’acqua immobile riflette il profilo delle montagne, e le boe gialle, disseminate qua e là, sembrano soprammobili colorati appoggiati su un tavolo di legno scuro.

Cambiando direzione rispetto alle nostre solite passeggiate arriviamo ad una spiaggia ’attrezzata’ con parco giochi, bar e ristorante.  Là dove termina la spiaggia, un piccolo sentiero cattura la nostra attenzione.

“E’ un sentiero segreto” dice il papà “dobbiamo andare ad esplorarlo!”

Questa parola magica fa scattare la curiosità di Faccio-io che, fino ad un secondo prima, era impegnato a lanciare legnetti nel lago per creare una flotta di navi che lo difendessero dai pirati e non aveva alcuna intenzione di interrompere il suo gioco di strategia.

Papi, mamma, dobbiamo trovare un rifugio” dice tutto eccitato e parte all’avventura.

La stradina percorre amabilmente tutta la costa e non è per niente frequentata.  La pace sarebbe assoluta se non fosse interrotta da qualche sporadico cinguettio e… dalle incessanti chiacchiere di Faccio-io!

Incontriamo un masso franato nel lago: “E’ una barca fattail sentiero segreto_2 di sassi.  Papi, dobbiamo salirci!” e incurante del fatto che il fondale in questo punto scende repentinamente, cerca un modo per raggiungere la ‘sua’ nave.  Il papà prova a tenerlo per il cappuccio, inseguendolo mentre lui saltella di qua e di là alla ricerca di un passaggio.  Nonostante continuiamo a dirgli che non può raggiungere il sasso, lui si rassegna solo dopo un’accurata perlustrazione.

Al grido di: “C’è un mostro laggiù, prendiamolo!” riparte lungo il sentiero misterioso.

il sentiero segreto_3Poco dopo, sul versante del monte, una piccola frana ha scoperto delle minuscole e inaccessibili grotte.  Papà e figlio deviano dal sentiero, spinti da un’incontenibile forza d’attrazione.  Io scatto foto e prendo appunti mentre aspetto che sfoghino la loro curiosità.

Ci lasciamo alle spalle la piccola grotta e Faccio-io puntualizza: “Macché, questa grotta è la più grande delle tutte!”.

Ora la strada sale di una decina di metri rispetto al livello del lago e, proseguendo con la sua fantasia, ci comunica che “E’ che il mostro se cade da qui sarebbe una buona idea”.  Oggi è incontenibile.  Di solito siamo noi che gli narriamo favole per farlo camminare, come la settimana scorsa che gli abbiamo detto che sulla cima del monte Covolo si nascondeva il rifugio di Mazinga Z.  Oppure quella volta che siamo stati sul monte Brione a salvare una principessa da due draghi verdi.  Per un momento mi viene pure il dubbio che ci stia prendendo in giro facendoci il verso, ma poi mi convinco che, in realtà, gli piace molto l’idea di associare un luogo o un percorso ad un particolare aneddoto inventato.  Poco dopo, infatti, è lui che inizia a raccontarci una storia.

Il leone è molto bravo a portarmi su questa strada.

Sono salito sul leone e lui ha salito su queste scalette poi mi ha portato qua dentro e ha fatto una scalata.

Qua l’ho fatto salire il mio amico leone, che è rosso.

Io ero sulla schiena, poi ha annusato, poi ha saltato saltato, poi aveva paura degli altri leoni e io gli ho detto: ‘Macché, non ci sono!’.

E poi siamo andati avanti avanti, e poi, a un terzo punto, siamo arrivati su questa strada stupendissimissima!  Punto.  Fine storia.

Il papà, intanto, esplora la zona che dal sentiero porta al lago, per cercare spiaggette e punti panoramici. Se avessimo con noi dei panini sarebbe proprio bello fermarsi qui.
Papi, non serve scendere da qui, abbiamo già un sentiero!”.
E ancora: “Che scivolosa strada che abbiamo fatto, dopo dobbiamo tornare indietro da qua!”.

Ritorniamo sui nostri passi prima di quando vorremmo proprio perché siamo sprovvisti di pranzo al sacco.  Facendo una piccola deviazione veniamo fermati da una doppia fila di massi, posizionati apposta per sbarrare la via.

“Dobbiamo arrampicarci” sentenzia il papà.

Faccio-io non se lo fa ripetere e si avventa sulle rocce, superandole in quattro balzi e sfoderando una tecnica innata da arrampicatore.  A me, invece, spetta fare la parte dell’imbranata, così che lui possa aiutare la mamma.  La sua mano ferma e il suo sguardo apprensivo, mentre si accerta che io non faccia qualche passo falso, mi commuove!  E’ sinceramente preoccupato e si sente realmente responsabile della mia incolumità.

Sulla strada del ritorno ci tocca fare nuovamente un pellegrinaggio alle grotte minuscole e alla barca di sassi, prima di avviarci verso il pasto meritato.

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