Viserbella

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02/10/2015

Il substrato terroso e umidiccio che ricopre i tappetini della mia auto dà rifugio, da qualche giorno, ad una fastidiosissima zanzara tigre. La seguo con gli occhi mentre svolazza davanti allo specchietto retrovisore.

Il Fiat Cubo verde brillante che mi segue mi riporta alla mente le vacanze estive dell’anno passato -il 2014- a Viserbella. Un “Cubo” verde era costantemente parcheggiato nel giardino di una villa dei primi del ‘900.  Viserbella annovera un discreto numero di affascinanti ville in stile Liberty.  Durante i miei ripetuti soggiorni a Riccione non ne avevo mai viste.  Forse la corsa al business turistico di località come Rimini e Riccione le aveva spazzate via per lasciare il posto agli alberghi, ai ristoranti, ai locali alla moda e agli innumerevoli negozi.

A Viserbella, invece, si respirava un’aria più modesta. Era evidente che anche qui, nel dopoguerra, c’era stato il boom economico, però le ristrutturazioni recenti erano veramente scarse.  E poi c’erano pochi servizi, pochi intrattenimenti e pochi turisti, soprattutto anziani.

Tutta questa situazione, se confrontata con i miei ricordi della riviera romagnola degli anni 80/90, mi sconcertava. Sembrava che questo posto, per 40/50 anni, fosse stato frequentato dalle medesime persone che nel frattempo erano invecchiate.  Sulla strada principale c’era, attiva come in qualsiasi altro paesino italiano, la chiesa cattolica.  E poi il museo della pesca, la farmacia -forse più frequentata della chiesa-, il comitato locale dell’ospite -che organizzava, due volte a settimana, eventi tipo mercatino delle pulci, la festa dello spiedino, la festa delle cozze e del vino e così via- e la passeggiata che alle 22 diventava deserta. Due negozi, due bar, due ristoranti, due sale giochi e basta, non c’era altro.

Una sera -come tutte le altre- stavamo passeggiando sulla poco frequentata zona pedonale. Ogni tanto si passava accanto ad uno di quegli splendidi villini dotati di giardino, di capitelli, di affreschi, di intarsi, balconcini, scalinate, alberi e fascino da vendere!

Quella sera, ad un certo punto, passammo davanti all’ennesima villa.

Qui, aggiungendo fascino al fascino, su un minuscolo tavolino posizionato nella penombra del piccolo giardino, ai piedi della scalinata che conduceva alla porta principale e sotto una delle finestre del piano rialzato, una coppia di ottantenni stava lentamente e silenziosamente giocando a carte. Rimasi ad ammirarli, fantasticando che magari negli anni ’70, quarantenni come noi adesso, facevano la bella vita concedendosi il lusso di una casa propria in riva al mare.
Motoscafo, sci d’acqua, ombrelloni, sole, champagne, feste, musica e balli.
La serena espressione dei loro volti sembrava comunicare che, mentre giocavano a carte, loro stavano ancora vivendo i loro quarant’anni con tanto di musica, balli, feste, champagne, sole, ombrelloni, sci d’acqua e motoscafo!

Mi fermai, rapita dai due visi completamente assorti nel loro tempo, gioco di bambini, amanti nel primo innamoramento, complici di una vita passata insieme.

Con le mani sul passeggino, immobile come a voler tirare il fiato, pensai che nonostante tutto avrei voluto essere per un istante lì al loro posto, a vivere quell’amore più vivo della gioventù stessa.

 

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