NELL’INFERNO DI CHRISTO’

29/06/2016

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Una bellissima giornata estiva ci vede sfrecciare sulle nostre moto alla volta dell’altopiano di Bossico che, per noi, rimane al di là del lago d’Iseo.

Iseo nei giorni del Floating Piers.

Quella era la nostra prima meta, ma abbiamo rinunciato, non ci piacciono le code e la ressa. Sotto il sole poi!

Niente, passeremo oltre per dirigerci verso un luogo che non ci vede da tanto tempo.

Finalmente torno in sella alla moto! La sensazione delle pieghe in curva, il rumore del vento e quello del motore, niente chiacchiere e niente musica.  Soli con i propri pensieri e le proprie emozioni.

Ci avviciniamo alla zona del lago con la nostra solita andatura da gita, tranquilla e il più rilassata possibile. In strada il traffico di un comune mercoledì lavorativo.

Ma ecco che qualcosa cambia.

Sulla tangenziale, poco prima della galleria oltre la quale c’è lo svincolo di Iseo si snoda una coda di macchine ferme. Quando è il mio turno mi fermo anch’io, non capendo subito la portata della situazione.

Valter mi si accosta e, con un perentorio “Abbiamo le moto, non vorrai mica stare ferma qui!”, mi spinge a superare la coda. E’ molto lunga e molto ferma, ma penso che lo svincolo di Iseo non è così lontano e dopo dovrebbe essere tutto tranquillo.

Vana speranza.

Intanto, però, tra noi e lo svincolo c’è una galleria piuttosto lunga.

Entro.

Per abituarmi al buio mi ci vuole un attimo. La coda prosegue immobile e infinita.  Mi faccio strada, giocando tra la prima e la seconda, lungo la doppia riga bianca, in bilico tra una corsia e l’altra, scansando veicoli di ogni tipo.

Nel frattempo l’aria si è fatta irrespirabile. Densa di fumo di scarico e bollente.  Sempre più calda.  Sotto il casco, la giacca, i pantaloni protettivi e gli scarponcini mi sembra di soffocare.  Cerco di fare respiri brevi e di non pensare alla situazione assurda.  C’è anche chi, fresco nella sua macchina con l’aria condizionata, cerca di ostacolarci.  Vorrei fargli provare com’è piacevole cercare di mantenere il massimo della concentrazione vestiti di tutto punto in un ambiente rovente, pieno di fumo, con il motore tra i polpacci che diventa ogni minuto sempre più incandescente e con il rumore assordante dei mezzi pesanti che transitano nella corsia opposta.

Per un momento immagino che la strada che porta all’inferno non dovrebbe essere molto diversa.

I secondi che passano sembrano ore e ancora non si vede la fine del tunnel…

Ogni tanto guardo nello specchietto retrovisore per controllare che Valter sia in sella e mi stia seguendo senza troppe difficoltà.

Ancora non si vede la fine del tunnel…

Il boato del clacson di un tir sovrasta il rumore di tutti i motori qui presenti e mi investe con una forza dirompente. Correnti d’aria bollente minano il mio equilibrio senza recare alcun tipo di refrigerio.

Ancora non si vede la fine del tunnel…

Mi chiedo cosa sto facendo qui.

Gocce di sudore mi rigano le tempie e si insinuano pericolosamente tra le sopracciglia e il taglio degli occhi. Apro la visiera del casco, ma è peggio: più fumo, più caldo, più rumore.  La richiudo molto velocemente.

La fine.

Una luce all’orizzonte segna la fine della galleria.

L’ambiente si fa a poco a poco più piacevole. Guadagniamo l’uscita e superiamo lo svincolo tanto agognato.

Ma la coda continua e ci sono altre gallerie…

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