#3

Il pomeriggio invernale volge al termine. In cima al passo, con una vista a 360° sulle montagne e un cielo terso, si avvicina il momento del tramonto.  Saliti in macchina, stiamo per partire e tornare a casa.  Indugiamo.  Siamo rimasti solo noi e un camper bianco.  Indugiamo guardando l’orizzonte, non è possibile fuggire da un tale spettacolo.

Ma io guardo il camper.

Nel frattempo sono scese due persone, una coppia di anziani sulla settantina. Si guardano attorno.  Lui, con calma, risale e poco dopo torna fuori con due seggioline.  Le posiziona con cura sul piazzale di acciottolato.  Ora è lei a rientrare.  Esce poco dopo con due tazze fumanti.

Non parlano, non è necessaria alcuna parola. Ogni loro movimento sembra una preghiera.  I gesti son lenti, meticolosi, spontanei ma consapevoli.  Si guardano solo quando è necessario.

Una tazza offerta con amore. Una mano che l’afferra, mentre gli occhi ringraziano.  Un braccio su cui appoggiarsi, mentre lei si siede.  Una testa piegata di lato per accertarsi che lui faccia lo stesso.

Si siedono.

Si siedono su quelle due seggioline a bere quel che resta del giorno.

Non ho visto il tramonto.

Non direttamente. L’ho visto specchiarsi nella serenità dei visi di quelle due persone.

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