LA NASCITA DI UN SOGNO IMPROBABILE

Storia del  Complesso  d’Inferiorità

copertina complesso

Siamo nati un sabato notte del 2005… Ero in macchina con Valter e Matteo e si stava raggiungendo una destinazione che, ormai, non ricordo più.  Parlavamo di musica, come spesso capitava.  Probabilmente elencavamo le canzoni che avremmo voluto cantare alla prossima festa.

Per me era diventata prassi, durante le feste alcoliche di quel periodo, prendere la chitarra e cercare di strimpellare qualcosa. Matteo, che mi istigava a sfoderare lo strumento, mi accompagnava alla voce e gli altri amici, se avevano bevuto abbastanza, si univano al coro oppure si cimentavano in improbabili balletti che offendevano seriamente il gusto estetico…  Non so bene quale fosse il risultato delle nostre prove canore, ma esiste la registrazione di una di quelle serate che non mi suggerisce niente di buono.

Ma ritorniamo alla nostra automobile. A un certo punto Matteo disse: “Però potremmo creare un complesso…”.  Considerando che, tra tutti, ero l’unica ad avere uno strumento e che non sapevo nemmeno usarlo come si deve, la battuta era d’obbligo.  Così replicai: “Sì, il complesso d’inferiorità…”.  Ridemmo di questa battuta sciocca e scontata, ma in quel momento eravamo nati!

Cominciammo a fantasticare. Io lo strumento l’avevo già.  Mancavano almeno la batteria e il basso.  Valter decise che, nel caso, avrebbe suonato la batteria  (gli sembrava lo strumento più semplice da imparare)  e Matteo era ben contento di potersi dedicare al basso.  Le parti erano state assegnate, peccato che… i due sognatori non avessero gli strumenti e non sapessero suonarli!!!

Passò del tempo e il caso volle che a Natale 2005 sia Valter che Matteo trovassero sotto l’Albero, rispettivamente, una batteria e un basso! Dopo neanche un mese eravamo nella nostra taverna a fare le prime prove!!!

Di lì a poco si aggregarono un tastierista, una chitarrista e, dopo qualche anno, un altro chitarrista. In sei a suonare in qualche maniera e con volumi esagerati  (tanto che più di una volta siamo stati interrotti da vicini poco accondiscendenti)  in una stanza che a malapena contiene tutti!  Abbiamo trascorso tante serate divertenti, allegre e spensierate, ma anche qualche serata in cui i nostri malumori non ci hanno permesso di rilassarci e di vivere la musica con serenità.

Tanti anni sono passati e, anche se la nostra capacità di suonare non è migliorata, condividiamo questo piccolo momento di pazzia (o forse di terapia)  in cui ci si sveste dei propri ruoli e si ritorna ragazzini.  Quei ragazzini che avrebbero voluto suonare in un gruppo, ma non lo sapevano.  E hanno aspettato di compiere trent’anni per far avverare un sogno davvero improbabile!

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