L’estate degli otto anni

Otto anni e qualcosa si vede cambiare definitivamente. Il viso non più da bambino, ma in cui intravedi l’adulto che sarà. La struttura muscolare che si definisce, le spalle che si allargano e la resistenza fisica pari alla nostra.

Il mese e mezzo di centri estivi lo ha maturato anche nell’aspetto delle relazioni con gli altri bambini. È spontaneamente attento ai più piccoli, comincia a scegliere gli amici evitando di dare corda a chi lo prende in giro (qui a dire il vero la strada è lunga, ma per lo meno ha intrapreso i primi passi), ha scoperto che in un gruppo ci si può divertire anche se non si vince (certo, se si vince è meglio, ma non sempre possibile).

Poi ci sono state le nuove esperienze. Lo scambio di figurine, le gite in piscina senza genitori (e senza saper nuotare…), la gestione delle prime piccole quantità di denaro per comprarsi il gelato (e la sua paura di dover ricevere il resto), quella volta che sono andati in montagna e sono tornati fradici ma con dei sorrisi che riempivano il cuore, quella settimana che la sua squadra ha vinto (solo la gloria) perché si era comportata meglio (o forse meno peggio) delle altre.

E poi la musica. La musica sempre e comunque. All’accoglienza, durante i giochi, al momento del ritiro. Le canzoni imparate a memoria e cantate a squarciagola in ogni occasione. Perché Faccio-io si è accorto che le canzoni parlano di cose interessanti e che lo riguardano da vicino. Come quella che dice “Siamo sulle giostre” e “ci piace giocare” e che parla di “figurine“. Be’, non c’è che dire, ha sfondato un portone. Se poi si aggiungono i vari “e e e” e gli “u u u” il gioco è fatto. È da fine giugno che la canta e non ha ancora smesso. E pensare che noi genitori l’abbiamo cresciuto a pane, Creedence e AC/DC. Lo sapevo che alla prima occasione avrebbe voltato le spalle ai grandi classici.

Ritornando ai vocalizzi, al secondo posto delle preferenze estive si classifica quella che è tutta un “ò uò, ò uò, ò uò“. Lo so che l’avete riconosciuta. Il primo giorno che l’ho portato all’allenamento di basket ha voluto che la mettessi in ripetizione. Poi, arrivati davanti al palazzetto, ha abbassato il suo finestrino e si è messo ad urlarla al mondo intero… Era al settimo cielo, non stava più nella pelle da tanta era la voglia di tornare a calcare il pavimento della palestra.

Non potevano mancare le canzoni che parlano di automobili e dintorni. Prima di tutte quella della “cabriolet” e poi il tipo che “guida fino alla mattina” e che sta “accelerando, l’ultimo sorpasso e giuro sono da te“.

Menzione speciale per le ultime due. Quella che, pur non essendo il classico tormentone estivo, ha colto nel segno perché “un bambino calcia un pallone oltre il muro, ci separano, ma il cielo è uno” e infine (no, in realtà ce ne sarebbero altre ma non vi tedio ulteriormente) la parodia di “Mille“. Sì, ci sono varie parodie, ma a Faccio-io interessa quella che parla della nazionale e del suo nuovo mito Spinazzola, “Spinazzola sulla fascia che corre per tre“. Quando l’ha ascoltata la prima volta mi ha fatto notare che è per questo motivo che si è infortunato…

Che cosa ci aspetterà l’anno prossimo? Come minimo qualcosa del calibro di “sotto il cielo di Dublino mangio mezzo panino“!

12 pensieri su “L’estate degli otto anni

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