Giornata mondiale della poesia 2026

21 marzo 2026

Dopo un gennaio e un febbraio piuttosto freddi e nevosi, soprattutto se confrontati con quelli degli ultimi anni, marzo si è aperto con giornate soleggiate e parecchio calde, facendomi temere un arrivo precoce delle temperature estive. Invece la scorsa settimana l’aria è tornata molto fresca e ha ricominciato a piovere e a nevicare sulle montagne.

Sulla collina dietro casa, ma un po’ ovunque, le fioriture sono molto timide e tuttora prevalgono le tinte scure invernali.
In giardino il nostro ciliegio ha messo i fiori solo alla fine del ramo più alto, tanto che mio marito, pensando che fosse malato, meditava di tagliarlo per farne legna. Ora piccoli boccioli fanno sembrare che quel primo ramo sia stato solo più precoce degli altri.

La scelta della poesia che ho intenzione di condividere quest’anno risente proprio del clima poco primaverile e si intitola, infatti, Nevai.
La fotografia risale, invece, alle nostre vacanze della scorsa estate. L’ho scattata mentre camminavamo attorno a quota 2800 metri, dove fino a qualche decennio fa si estendeva il ghiacciaio di cui ora rimane qualche piccola lingua nelle gole rivolte a nord e una memoria liquida che guizza e serpeggia tra i sassi e si attarda, ogni tanto, in piccoli laghetti gelidi.

Nevai

Io fui nel giorno alto che vive

oltre gli abeti,

io camminai su campi e monti

di luce –

Traversai laghi morti – ed un segreto

canto mi sussurravano le onde

prigioniere –

passai su bianche rive, chiamando

a nome le genziane

sopite –

Io sognai nella neve di un’immensa

città di fiori

sepolta –

io fui sui monti

come un irto fiore –

e guardavo le rocce,

gli alti scogli

per i mari del vento –

e cantavo fra me di una remota

estate, che coi suoi amari

rododendri

m’avvampava nel sangue –

Antonia Pozzi

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