8 marzo 2026

Straordinarie è un film documentario del 2025 di Giorgia Lazzarini che ho avuto il piacere di guardare una decina di giorni fa in occasione del festival letterario promosso dalla nostra biblioteca.
Come raccontavo l’anno scorso (qui), sono solita seguire le varie proposte in compagnia di due mie amiche e anche questo febbraio abbiamo ripetuto il nostro rituale.
Quest’anno, però, l’argomento del festival non era come al solito il libro giallo, bensì la montagna e la natura più in generale, infatti l’evento era patrocinato dalla sezione comunale del CAI.
Ero un po’ perplessa all’idea di andare in biblioteca per guardare un documentario, ma spronata dalla compagnia mi sono lasciata convincere.
Quanto mi sbagliavo a non voler partecipare!
Fin dalle prime immagini sono rimasta rapita dal paesaggio maestoso ripreso in buona parte da droni. Sembrava di volare in picchiata sulle ali di qualche rapace e io mi sono immersa completamente nei luoghi e nelle storie raccontate. Storie di sei donne che hanno in gestione altrettanti rifugi a quote attorno ai 2000 metri sulle alpi di Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia. I rifugi sono accessibili solo a piedi, alcuni hanno una teleferica che è utilizzabile solo per i rifornimenti, mentre per le cose più ingombranti e pesanti l’unica soluzione è l’elicottero.
Mi ha colpito in particolar modo la gestione del rifugio lombardo, i cui rifornimenti vengono portati esclusivamente in spalla e in cui la gestrice ci ha cresciuto due figli. Non è l’unica donna ad aver cresciuto i figli in rifugio, ognuna ha una storia diversa che però ruota attorno all’amore per la montagna.
Tutte bene o male hanno ribadito un concetto fondamentale che condivido pienamente: il rifugio d’alta quota è un posto dove non c’è nulla eppure c’è tutto. L’esperienza più straordinaria della mia vita, quella più entusiasmante, quella che resterà per sempre un punto fermo nei miei ricordi, è stata quando abbiamo trascorso tre giorni sulle Dolomiti del Brenta nell’estate del 2010. Con uno zaino di 12 kg in cui ci stava l’imbrago, il casco e il minimo indispensabile per dormire, lavarsi e bere, abbiamo passato due notti in due rifugi diversi, in una straordinaria commistione di fatica, amicizia, silenzio e paesaggi straordinari. Lì c’era tutto.
Capisco bene quindi quello che vogliono dire queste donne che vivono buona parte dell’anno in un luogo isolato e privo dei confort a cui siamo tutti abituati. Dalla connessione all’acqua per la doccia, nulla è scontato.
I paesaggi meravigliosi e le storie di queste scelte non convenzionali mi hanno rapito per tutta la durata del film e sarei rimasta ancora e ancora a pendere dalle labbra di quelle persone.
Tornata a casa, poi, mi sono messa a cercare i siti web di tutti i rifugi, nella speranza di poter andare un giorno a trascorrervi un fine settimana e magari riuscire a conoscere queste donne straordinarie.
